venerdì 18 marzo 2011

TECNICHE DI RICERCA QUALITATIVA

TECNICHE DI RICERCA QUALITATIVA:
PERCORSI DI RICERCA NELLE SCIENZE SOCIALI

(Mario Cardano, Roma, Carocci, 2003, 188 p.)

Introduzione

Sempre più frequente combinazione di tecniche di ricerca qualitativa e quantitativa -> questo non preclude la possibilità di distinguere tra esse => Rinuncia a una distinzione netta tra tecniche di ricerca quantitativa e ricerca qualitativa, ma non rinuncia a ogni forma di distinzione -> sono possibili distinzioni più fluide ricorrendo alla teoria degli insiemi sfocati (fuzzy set). Questa prospettiva consente di collocare in modo non contraddittorio una tecnica di ricerca in entrambi gli insiemi, ovvero all'insieme delle tecniche qualitative o quantitative, attribuendo per ognuno un valore di appartenenza compreso tra 0 e 1.
Nella cassetta degli attrezzi:
-il concetto weberiano di "tipo ideale".
Le 4 fasi della ricerca empirica:
-fase del disegno
-fase della costruzione della documentazione empirica
-fase di analisi della documentazione empirica
-fase di comunicazione dei risultati
3 tecniche di ricerca:
-l'intervista discorsiva
-l'osservazione partecipante
-il focus group
Quali le peculiarità metodologiche della ricerca qualitativa?
Quali i criteri di scelta?
Tra le posizioni che riconoscono alla ricerca qualitativa lo statuto di una scienza empirica, 2 sono le posizioni dominanti:
la plausibilità dei risultati ottenuti con una ricerca qualitativa deve essere valutata con gli stessi criteri e le stesse procedure impiegate per la ricerca quantitativa: la conformità alla logica dell'inferenza.
la plausibilità dei risultati di una ricerca qualitativa, la sua credibilità, riposa sull'impiego di una procedura rigorosamente induttiva, codificata in dettaglio: la grounded theory (Glaser e Strauss).

Entrambe le posizioni prese singolarmente sono tuttavia insoddisfacenti.
-Tesi monista-> Esiste un solo insieme di criteri legittimato
-Tesi pluralista-> Esistono due insiemi di criteri, uno per la ricerca quantitativa, l'altro per la ricerca qualitativa
Rischio di "balcanizzazione" del metodo scientifico -> eccessiva differenziazione, smembramento, frammentazione e confusione totale.
=> Nozione di metodo come insieme di principi, simili alle leggi del diritto o alle norme etiche (Madison – Method in Interpretation).
Questa concezione dissolve la contrapposizione tra monismo e pluralismo metodologico
->richiamo alla necessità di un dettagliato resoconto riflessivo delle procedure di ricerca adottate.
Ricerca qualitativa guidata dal principio dell'obiettività, cui è possibile dare corpo attraverso un metodico resoconto riflessivo dell'itinerario di ricerca seguito.
Parte prima. Un quadro d'insieme


1. I modi della ricerca sociale: osservazione, esperimento, simulazione
La locuzione ricerca sociale designa la ricerca scientifica condotta nel dominio delle scienze sociali (storiografia, psicologia, sociologia, antropologia, scienze politiche ed economia).
Due orientamenti di ricerca (distinzione puramente analitica): ricerca empirica e ricerca teorica.
Ricerca empirica: "successione di operazioni per produrre risposte a domande sulla realtà".
Può essere organizzata in 4 fasi: (v. Sopra)
Costruisce i propri asserti ricorrendo a 3 diverse procedure empiriche:
1.L'osservazione (il ricercatore si connette all'universo facendone esperienza)
2.L'esperimento
3.La simulazione


1.1 L'esperimento
E' lo strumento principe per il controllo delle ipotesi causali.
Il controllo di un'ipotesi causale richiede 3 condizioni empiriche:
a) la covariazione tra la variabile indipendente (causa) e la variabile dipendente (effetto);
b) il controllo della direzione causale: la variabile cui si imputa un impatto causale deve essere la fonte di variazione della variabile dipendente;
c) il controllo delle cosiddette variabili terze: si deve accertare che la relazione tra la variabile indipendente e la variabile dipendente non sia perturbata da altre variabili.

Tipi di esperimento: Esperimento in laboratorio e quasi-esperimento (sul campo o naturale)

Esperimento
Manipolazione della variabile indipendente: sì
Controllo dei fattori di disturbo (variabili terze): sì
Quasi-esperimento sul campo
Manipolazione della variabile indipendente:: sì
Controllo dei fattori di disturbo (variabili terze): no
Quasi-esperimento naturale
Manipolazione della variabile indipendente:: no
Controllo dei fattori di disturbo (variabili terze): no



1.2 La simulazione
E' una procedura per lo studio dei fenomeni sociali del tutto speciale: il ricercatore osserva o sottopone a un trattamento non già l'oggetto, ma una copia dell'oggetto, disegnata da un insieme di algoritmi eseguiti al computer (non si studiano i fenomeni sociali ma le loro rappresentazioni rese da un modello informatico).
Pregi:
a)Consente la messa a punto di modelli che raffigurano l'interazione sociale;
b)Possibilità di raffigurare i processi sociali, di elaborare modelli dinamici.
c)Il ricorso alla simulazione implica la costruzione di un modello del fenomeno sociale in studio => nel costruire qsto modellosi è costretti a rendere espliciti gli assunti ontologici che guidano la ricerca.
Principali applicazioni della simulazione nelle scienze sociali, obiettivi per i quali vi si fa ricorso:
1)La sperimentazione (la simulazione offre l'opportunità di condurre - in vitro - esperimenti sociali al computer);
2)L'osservazione (la simulazione delinea uno scenario sociale, offrendo al ricercatore l'opportunità di puntare la lente sugli aspetti che ritiene più rilevanti);
3)La proiezione (consente di costruire ipotesi sugli stati futuri di un sistema sociale, muovendo dalle informazioni che ne qualificano il presente o l'evoluzione nel tempo).


1.3 Distinguere i modi della ricerca sociale
La presenza, ovvero l'assenza di una manipolazione selettiva e controllata delle variabili rilevanti consente di separare l'esperimento dall'osservazione. In ragione dell'oggetto di queste procedure scientifiche, un oggetto in corpore vili o un oggetto in vitro, distinguiamo due accezioni, rispettivamente di osservazione ed esperimento ( avremo così l'esperimento in senso proprio, cioè condotto su soggetti in carne ed ossa, e la sperimentazione numerica o analogica, condotta attraverso supporti informatici manipolati con la simulazione).
NB: L'osservazione assorbe più dell'80% delle procedure di costruzione della documentazione empirica.
2. L'osservazione: una tassonomia delle tecniche di costruzione della documentazione empirica

Finalità del testo: Tratteggiare una mappa delle principali tecniche di ricerca qualitativa.
Queste tecniche mostrano le proprie peculiarità in modo più nitido nella fase di costruzione della documentazione empirica.

Individui, collettivi, documenti naturali. Muovendo dalla distinzione di queste tre classi di unità di osservazione, le diverse tecniche verranno distinte considerando ora il livello di strutturazione dello schema di rilevazione impiegato, ora le condizioni in cui l'osservazione viene condotta, ora la natura della relazione osservativa:

Una tassonomia delle principali tecniche di osservazione in ragione dell'oggetto cui si applicano (individui, collettivi, documenti naturali)

2.1 Tecniche per l'osservazione di individui
Possiamo distinguere l'intrvista strutturata, lo strumento principale della ricerca quantitativa, e l'intervista discorsiva, e all'interno di questa fattispecie, l'intervista guidata, detta anche semistrutturata, e l'intervista libera, detta anche non-strutturata.
Intevista guidata: lo strumento osservativo, la traccia d'intervista, governa, anche se in modo non rigido, la formulazione delle domande ma non le modalità nelle quali l'intervistato formula le proprie risposte.
Intrvista libera: la relazione tra intervistatore e intervistato assume una forma che approssima la conversazione ordinaria. In queta forma di relazione l'intervistatore si dispone in un atteggiamento di ascolto.

Tipi di intervista

Standardizzazione delle domande e delle risposte
Somministrazione di tutte le domande
Somministrazione di tutte le domande nello stesso ordine


L'intervista discorsiva (guidata o libera) ha due finalità:
1- sollecitare una narrazione -> intervista narrativa o biografica
2- esplorazione dell'universo dei valori -> intervista tematica
Ci sono, tuttavia, alcuni casi in cui l'assenza dell'intervistatore si rende necessaria. Es: attività di auto-osservazione (si chiede all'osservato di annotare in modo sistemetico tutte le attività..).
Sulla linea di confine tra le tecniche di osservazionedi individui si collocano 2 tecniche:
1)Intervista di gruppo
2)Auto-etnografia

2.2 Tecniche per l'osservazione di collettivi
Consentono di cogliere ciò che Blumer definisce l'oggetto specifico della sociologia: l'interazione sociale.
1^ criterio: separa le tecniche di osservazione applicate in un ambiente naturale da quelle che trovano applicazione in un ambiente artificiale.
2^ criterio: l'intrusività, si applica alle sole tecniche impiegate in un ambiente naturale (quelle in ambiente artificiale sono tutte -per definizione- intrusive). Consideriamo intrusive le procedure osservative che con la loro applicazione perturbano, in misura variabile, l'oggetto cui si applicano (si definiscono intrusive in base alla natura della relazione osservativa).
L'impiego congiunto dei 2 criteri conduce all'individuazione di 3 insiemi di tecniche:
a. tecniche di osservazione intrusive, applicate in un ambiente naturale
=> (1) osservazione partecipante;
(2) shadowing.
b. tecniche di osservazione non intrusive, in un contesto naturale
=> (1) osservazione naturalistica.
c. tecniche di osservazione di collettivi in ambiente artificiale
=> (1) focus group;
(2) giochi;
(3) osservazione di laboratorio.

L'osservazione partecipante costituisce il cuore della ricerca etnografica.
Lo shadowing è forse la tecnica più intrusiva: Il ricercatore segue come un'ombra il proprio soggetto per alcuni giorni, a volte per settimane, imponendogli la propria presenza per 7-8 ore al giorno. Di norma si applca congiuntamente ad altre tecniche di osservazione (es: ricerca di Marinella Sclavi su comparazione tra il sistema scolastico itaiano e quello statunitense).
L'osservazione naturalistica: E' una tecnica di osservazione dell'interazione sociale che ha il proprio paradigma ell'etologia animale e umana. Viene spesso applicata ricorrendo alle tecniche visuali di registrazione della documentazione empirica. Procedure: formalizzata e non formalizzata.
Emerge una singolare analogia tra l'osservazione naturalistica focalizzata sull'individuo e lo shadowing.
I giochi sono procedure concepite per osservare l'interazione sociale in condizioni quasi-sperimentali. I soggetti interagiscono seguendo le indicazioni di un "copione" che attribuisce a ciascuno un ruolo e un obiettivo da perseguire. Nei giochi l'osservazione dell'interazione sociale è condotta con modalità riconducibili a quelle dell'osservazione naturalistica.
L'osservazione di laboratorio si colloca a metà strada tra l'osservazione naturalistica e l'esperimento di laboratorio. Nell'osservazione di laboratorio i soggetti interagiscono in un ambiente artificiale, costruito dal ricercatore per le proprie finalità. Diversamente da quanto accade nell'esperimento, il controllo delle variabili terze è decisamente più contenuto.
Collocazione:
Sono tecniche genuinamente qualitative l'osservazione partecipante, lo shadowing, il focus group e i giochi.
L'osservazione naturalistica costruisce la propria documentazione empirica ricorrendo sia a procedure formali (campionamento probabilistico..) che informali (tipiche dell'osservazione partecipante).
L'osservazione di laboratorio, infine, prossima per logica e procedure all'esperimento, trova la collocazione più appropriata tra le tecniche quantitative.

2.3 Tecniche per l'osservazione di documenti naturali
Alla classe dei documenti naturali appartiene un insieme composito di oggetti che costituiscono il prodotto di comportamenti, individuali o collettivi, non sollecitati dall'osservatore.
Non sempre, tuttavia, l'attribuzione all'una o all'altra classe è così ovvia. Esempio: Un diario segreto è un documento naturale; cessa di esserlo nel momento in cui la sua produzione è sollecitata da un ricercatore.
In genere si ricorre a questa tecnica in combinazione con altre. Questo accade per esempio nella quasi totalità delle ricerche etnografiche e spesso viene lasciata in ombra l'operazione intellettuale che contraddistingue la fase della costruzione della documentazione empirica
La questione si pone invece in tutto il suo rilievo nella ricerca storica. La critica del documento, più propriamente la "critica delle fonti" verte in storia su due questioni: l'autenticità della fonte e la credibilità dell'informatore. (stabilire per esempio se il documento è autentico o falso, se è originale o una riproduzione, totale o parziale).
Intesa come tecnica per la costruzione di documentazione empirica , l'analisi documentale trova dimora sia nei territori della ricerca quantitativa, sia in quelli della ricerca qualitativa, adagiandosi sull'una o sull'altra sponda in ragione delle concrete procedure impiegate dal ricercatore per qualificare il documento e l'identità del suo autore/artefice.
Parte seconda. Tecniche di ricerca qualitativa

3. L'intervista discorsiva
L'intervista è lo strumento di costruzione della documentazione empirica più diffuso nelle scienze sociali.
L'intervista di ricerca è una forma speciale di conversazione nella quale due persone (e talvolta più di due) si impegnano in un'interazione verbale nell'intento di raggiungere una meta cognitiva precedentemente definita. La conversazione è speciale per l'assimetria di potere dei due interlocutori.
Diversi tipi di intervista distinti in ragione della forma assunta dalla comunicazione in:
A) Intervista discorsiva: l'intervistato risponde alle domande dell'intervistatore con parole sue.
Assume tipicamente 2 forme:
-Guidata: l'intervistatore conduce la conversazione seguendo una traccia che raccoglie un insieme di temi, che scandisce, guida, il percorso cognitivo. (funzione assimilabile al canovaccio nella commedia dell'arte)
-Libera: l'intervistatore si limita a porgere al suo interlocutore il tema della conversazione introducendo con una domanda per disporsi poi in un atteggiamento di ascolto, lasciando che sia l'intervistato a costruirsi da sé il suo discorso.
B) Intervista strutturata: l'intervistato risponde alle domande che gli porge l'intervistatore scegliendo le parole da un copione predefinito.

Di che cosa danno conto i testi costruiti con interviste discorsive?
2 posizioni: - "testualista"
- "realista"
E' estremamente importante stabilire in anticipo che tipo di informazione si desidera ottenere, per poter progettare in modo coerente una strategia di raccolta e analisi dei materiali.

FORME principali d'impiego dell'intervista discorsiva:
(1)usata come unica tecnica di ricerca impiegata
(2)impiegata insieme ad altre tecniche ma assumendo un ruolo centrale
(3)approccio multitecnica o triangolazione (combinazione con altre tecniche di ricerca qualit o quantit)

TEMI: può essere applicata nello studio di tutto ciò che ha a che fare con il mondo interno degli individui, con ciò che sta dentro alla loro testa. Tra essi vi è un solo profilo specifico, distinto dagli altri:
l"approccio biografico".

La Triangolazione:
Esistono almeno 4 diverse accezioni del termine, basate su una diversa lettura della metafora topografica:
1.Riconducibile al realismo ingenuo -> la combinazione di almeno 2 procedure consente di individuare la vera posizione dell'oggetto o del caso studiato.
2.Riconducibile al realismo critico -> ci si attende un'indicazione sull'autonomia ontologica delle procedure di rilevazione impiegate (es: problema delle "non-attitudes" nell'intervista strutturata..).
3.Accezione di triangolazione "riflessiva".
4.Procedura applicata nel momento in cui i materiali empirici vengono messi in forma con la scrittura. La variante post-moderna ("cristallizzazione") prevede la rappresentazione dell'oggetto cui si applica attraverso il ricorso a una pluralità di generi testuali, di forme espressive.

Le 4 FASI della ricerca basata sull'impiego dell'intervista discorsiva
3.1 Il disegno della ricerca
La definizione della domanda cognitiva
Il punto di partenza di ogni ricerca sociale.
Nella ricerca qualitativa i concetti che, da principio, orientano lo studio sono perlopiù "concetti sensibilizzanti" (Blumer, 1969).
Se non si sa di cosa si va in cerca si rischia di non trovarlo...
Gli intervistati
Definizione del profilo dei soggetti da interpellare -> Individuazione del tipo di interlocutore appropriato e definizione della procedura empirica che consentirà di reclutare un congruo numero di individui con le caratteristiche appropriate (può consistere nella semplice organizzazione dell'agenda delle interviste condotte sulla totalità dei casi che costituiscono la popolazione pertinente, oppure nella definizione di un piano di campionamento -> procedura probabilistica o non-probabilistica ).
NB: Nelle ricerche basate sull'impiego dell'intervista discorsiva, il numero di soggetti interpellati è, di norma, contenuto al di sotto dei 100 casi e, il più delle volte, attorno ai 50.
La scelta del campione: per ridurre al minimo il "margine d'errore" è preferibile ricorrere a procedure di campionamento non-probabilistiche e in particolare alla tecnica di "campionamento a scelta ragionata".
La forma dell'intervista discorsiva
Definizione della forma di intervista (guidata o libera) più appropriata.
L'intervistatore
In linea di massima è opportuno che le interviste vengano condotte dal gruppo di ricerca. Occorre che l'intervistatore abbia esperienza nella conduzione di interviste discorsive e che abbia una sufficiente familiarità con i temi affrontati. Importante è anche la natura del rapporto che lega, prima dell'intrevista, l'intervistatore ai suoi interlocutori -> meglio se di reciproca estraneità perchè garanzia di anonimato.
Il grado di familiarità e il rapporto di fiducia che il ricercatore avrà contribuito a costruire renderà la conversazione ancor più fluida.

3.2 La costruzione della documentazione empirica
Il contatto e la presentazione della ricerca
Occorre innanzitutto ottenere il consenso dei nostri interlocutori. La richiesta può essere avanzata per lettera, al telefono o di persona, ...
I primi contatti, finalizzati a ottenere un appuntamento (compatibilmente con i loro impegni), dovranno fornire loro un'informazione adeguata sullo studio cui si chiede di cooperare e un insieme di rassicurazioni.
La conduzione dell'intervista discorsiva
Atteggiamento di ascolto. L'intervistatore deve innanzitutto aiutare l'intervistato a costruire liberamente il suo discorso. Domande brevi, incisive e che sospingano l'intervistato verso l'osservazione critica di sé e del proprio agire.
Il colloquio dovrà apparire quanto più possibile prossimo a una conversazione ordinaria a dispetto dell'assimmetria dei ruoli.
Attenzione: esprimendo la propria opinione l'intervistatore può influenzare l'intervistato soprattutto se l'opinione espressa diverge. Inoltre, è bene ripeterlo, è importante che si crei un clima relazionale, di fiducia.
=> l'intervistatore dovrà sottrarsi ad ogni presa di posizione quando questo rischi di perturbare la libera costruzione del discorso da parte dell'intervistato.
Il colloquio d'intervista deve essere registrato o quantomeno sintetizzato su un taccuino.
La trascrizione dell'intervista
Prima di procedere con la loro analisi le interviste devono essere trascritte per intero, riportando sia i discorsi dell'intervistato, sia gli interventi dell'intervistatore, con l'indicazione delle marche non verbali del dialogo.
Leggere, o almeno ascoltare, le interviste raccolte durante la fase di costruzione, e non solo alla fine, può offrire indicazioni sia metodologiche che sostantive.

3.3 L'analisi della documentazione empirica
L'analisi si basa sulla lettura metodica del corpus testuale e iscrive questi testi all'interno di una cornice teorica di cui contribuisce a definire i contorni.

L'articolazione del quadro teorico procede in parallelo alla lettura metodica delle interviste trascritte, legate l'una all'altra da una relazione circolare:


Lettura metodica del corpus testuale
(costituito dalla trascrizione dei colloqui d'intervista)











Articolazione di una cornice teorica in cui inscrivere i testi d'intervista



Spesso questa operazione coincide con la classificazione dei testi d'intervista, con la costruzione di una tipologia o di una tassonomia (due forme distinte di classificazione composita) che risponde ora a esigenze descrittive, ora a esigenze esplicative.
I modi in cui si procede in questo lavoro di lettura e teorizzazione sono più d'uno. Alcuni elementi accomunano le diverse procedure:
Primato dei casi sulle variabili
Strategia della lettura del corpus testuale: Ciascuna intervista trascritta equivale a un caso connotato da un insieme di proprietà. Nell'alìnalisi dei materiali d'intervista le proprietà sono al servizio della connotazione dei casi, delle interviste trascritte che costituiscono il principale riferimento delle operazioni d'analisi.
-> questa stategia, in prima istanza, prevede la lettura e la qualificazione di ciascuna intervista presa da sola.
Forma e contenuti
Due tipi di lettura complementari, una diretto a cogliere i contenuti del discorso, l'altra a raffigurarne la forma (struttura argomentativa, modalità impiegate dall'intervistato per porre il suo discorso, uso delle parole, ..)
Procedure di analisi informali e procedure formalizzate
Procedure di analisi:
1)Procedure informali: valorizzano innanzitutto la competenza teorica del ricercatore che le applica.
2)Procedure analitiche formalizzate:
analisi strutturale del discorso applicata a un corpus di interviste discorsive (Demaziere e Dubar)
-> utilizza il modello semiotico di Roland Barthes: ogni racconto può essere analizzato a 3 livelli (delle funzioni, delle azioni e della narrazione);
grounded theory (proposta metodologica di Glauser e Strauss). Questa procedura si basa sul precetto della "comparazione costante" che suggerisce, in sede di costruzione della doc empirica, la massima eterogeneità dei materiali raccolti e , in sede di analisi, la comparazione sistematica fra essi. A ciò si lega un percorso di lettura e qualificazione dei materiali empirici:
la codifica ("aperta", "assiale" e "selettiva").
Quale che sia la procedura impiegata, l'analisi si basa sulla combinazione di tre operazioni:la caratterizzazione di ogni singola intervista, la comparazione fra interviste e la loro classificazione in una tipologia o tassonomia.
La classifica dei testi d'intervista
La forma di classificazione più appropriata ai materiali d'intervista, mette capo a tipi ideali, definiti secondo la lezione weberiana. Nel tipo ideale i tratti di un "genere" vengono accentiati, caricati per renderne immediatamente riconoscibile il profilo, proprio come accade con alcune caricature: ritratti caricati.
Si tratta dunque di definire la natura della funzione di appartenenza che lega ciascuna intervista al tipo ideale cui fa capo:
1.funzione di appartenenza discreta -> appartenenza versus non appartenenza (soluzione più diffusa).
2.Funzione di appartenenza fuzzy -> funzione continua i cui valori sono compresi tra 0 e 1 (misura l'intensità di appartenenza a un tipo)

Prima di giungere a conclusione di questa terza fase si ribadisce la necessità di dar conto in modo analitico delle scelte di metodo adottate nel resoconto redatto per comunicare i risultati della ricerca; legando con ciò l'analisi alla giustificazione, all'illustrazione delle ragioni che rendono plausibili i risultati raggiunti.

La comunicazione dei risultati
Modi per comporre e presentare i risultati. Li accomuna il riconoscimento della necessità di includere nel testo almeno due sezioni: un dettagliato resoconto metodologico, attraverso il resoconto riflessivo del processo di costruzione della documentazione empirica, e l'illustrazione dello schema interpretativo maturato con l'analisi e del rapporto che lo lega alla documentazine empirica.
Al testo può essere opportuno allegare la trascrizione completa dei colloqui d'intervista.
4. Osservazione partecipante e ricerca etnografica
E' una forma del tutto speciale di osservazione, che mal si adatta alle rappresentazioni convenzionali di questa attività cognitiva.
La distanza tra l'osservatore e l'oggetto delle sue osservazioni qui viene meno; l'osservatore è dentro l'oggetto di cui tratteggia il profilo, è parte del quadro che dipinge.
Ciò di cui un osservatore partecipe può fare esperienza dipende strettamente dalle sue caratteristiche personali, dalla forma del rapporto instaurato con il proprio oggetto.
Questo fa si che due ricercatori, impegnati nell'osservazione partecipante dello stesso oggetto difficilmente avranno la medesima esperienza. I metodi di osservazione etnografica sono dunque "necessariamente plurali", non standardizzati.
L'osservazione partecipante è la tecnica principe per lo studio dell'interazione sociale, il processo in cui due o più individui sono fisicamente "l'uno alla presenza della risposta dell'altro" (Goffman).
Partecipazione è osservazione diretta, dialogo e, soprattutto, assunzione di ruolo, che impone all'osservatore un peculiare processo di "risocializzazione" (Emerson et al.).
E' comune identificare nell'introduzione ad Argonauti nel Pacifico orientale di Malinowski (1973) il luogo in cui i principi metodologici dell'osservazione partecipante trovano una prima sistematica codificazione.
Tuttavia, fu Edward Lindeman (1924) a proporre per primo la locuzione "osservazione partecipante" per designare questa tecnica di osservazione, anche se tardò ad essere recipita dal mondo scientifico.
L'osservazione partecipante costituisce il cuore e il tratto distintivo della ricerca etnografica ed è di norma impiegata in combinazione con altre tecniche, l'osservazione documentaria, l'osservazione naturalistica, l'intervista discorsiva, cui talvolta si aggiungono lo shadowing e il focus group.
Il lavoro sul campo impone a ognuno la responsabilità di tradurre in concrete operazioni di ricerca la propria personale sensibilità metodologica ma impone anche di dar conto in modo analitico dell'itinerario di ricerca seguito, costruendo in questo modo l'obiettività del proprio resoconto.

Le 4 FASI della ricerca basata sull'impiego dell'osservazione partecipante
4.1 Il disegno della ricerca
L'oggetto (ovvero L'identificazione dell'oggetto o degli oggetti di studio)
3 percorsi tipici:
I) una specifica domanda cognitiva guida il ricercatore nella scelta dell'oggetto.
II)muove dall'oggetto alla domanda cognitiva.
III)Vede la domanda cognitiva e l'oggetto delineati sin dalle prime battute della ricerca.
Ciascun percorso ha i propri pro e contro e soppesarli può guidare la scelta dell'itinerario di ricerca.
Nell'individuazione dell'oggetto è comunque opportuno tener conto di 2 elementi:
1.Il primo, pratico, attiene alla sensibilità emotiva della relazione osservativa nella quale verremo coinvolti -> è necessario che le caratteristiche personali dell'osservatore e dei suoi ospiti non pregiudichino la possibilità di una convivenza gradevole.
2.Il secondo, epistemico, attiene al tema della generalizzabilità dei risultati ottenuti dallo studio di uno o pochi casi.
Prima posizione: lo scopo dello studio di un caso non è la produzione di conclusioni generali. Questo vale quando il caso di studio risulti di indubbio rilievo.
Distinzione tra studi estensivi (es: inchieste campionarie) e studi intensivi (studi etnografici). Ai secondi toccherebbe il compito di ricostruire in dettaglio i meccanismi di causa ed effetto
Terza posizione: attribuisce agli studi di caso una funzione riconducibile alla forma meno nobile di inferenza, la semplice enumerazione -> i risultati maturati, accostati a quelli desunti da studi condotti su oggetti analoghi, possono contribuire alla costruzione di una casistica, di un inventario, necessariamente incompleto.
Passaggio dalla generizzabilità alla "trasferibilità"- > la vocazione alla generalità viene perseguita e difesa non con strumenti logici ma esclusivamente retorici.
La costruzione deduttiva di un sapere generalizzante -> la fondatezza delle conclusioni e la legittimità della generalizzazione dipendono oltre che dalla cogenza dell'argomentazione retorica, dalla solidità dei legami costruiti tra teoria e termini osservativi, dalla capacità del caso empirico di rappresentare le condizioni critiche indicate dalla teoria.
La forma della partecipazione (ovvero La scelta del ruolo osservativo)
In incognito, senza rivelare identità e scopi:
-> osservazione coperta
Comunicando la propria identità:
-> osservazione scoperta

La scelta del ruolo osservativo ha importanti conseguenze metodologiche, cui si sovrappone un ineludibile problema etico:
E' legittimo condurre una ricerca scientifica su di un gruppo di persone senza chiedere il loro consenso?
E' opportuno valutare i pro e contro

1)Osservazione coperta.
3 punti di forza:
-Guardiani (keepers)
-Reattività
-Competenza
4 punti debolezza:
-Rigidità
-Coinvolgimento
-Commiato
-Pubblicazione



2)Osservazione scoperta.
2 punti di forza:
-Flessibilità
-Distacco

4 punti di debolezza:
-Guardiani
-Manipolazione strumentale
-Reattività
-Arbitrato



La scelta è irreversibile solo in un caso: quando il ricercatore avvia il proprio studio rendendo nota la propria identità.

4.2 La costruzione della documentazione empirica
L'accesso, guadagnare la fiducia dei "nativi"
Qualsiasi sia la forma scelta, l'osservatore dovrà anzitutto conquistare la fiducia dei guardiani, contando più sulle proprie competenze relazionali e sulle qualità umane che sulle proprie cognizioni teoriche e metodologiche, anche se è bene che arrivi preparato.
Il mediatore culturale è una persona che gode della fiducia della popolazione in studio e, per le sue caratteristiche, è facilmente avvicinabile dal ricercatore. Una figura ideale ha solidi legami con entrambe le culture protagoniste, quella del ricercatore e quella dei suoi ospiti.
La negoziazione della ricerca: il lavoro sul campo inizia con un singolare rito di inversione di status: l'osservatore diventa l'oggetto di osservazione dei "nativi" che, del tutto legittimamente, cercano di capire in che misura possono fidarsi di lui -> Una buona presentazione contribuisce indubbiamente a spianare la strada.
E' bene cominciare a prendere nota già dall'inizio.
Il lavoro sul campo
La ricerca etnografica si compone di un insieme di operazioni che si ripetono e rinnovano continuamente con un tipico andamento circolare:

-> Definizione/ridefinizione/
articolazione della
domanda cognitiva

-> Teorizzazione
e scrittura

-> Lavoro sul campo:
osservazione partecipante
affiancata da altre tecniche
di osservazione

-> Analisi della
documentazione empirica

-> ...

Il cuore del lavoro sul campo è costituito dall'osservazione partecipante cui si affiancano altre tecniche di ricerca. La metodica redazione dei propri appunti di campo, è parte integrante dell'osservazione partecipante -> si fa osservazione partecipante solo se la partecipazione attenta alla vita quotidiana della cultura in studio è accompagnata dal lavoro quotidiano di redazione delle note etnografiche (v. sotto).
Le fasi dell'osservazione:

Osservazione
descrittiva

Osservazione
selettiva

Osservazione
focalizzata

Dell'osservazione, in tutte le sue varianti, è parte una forma speciale di dialogo con i nativi, il backtalk
-> designa l'insieme delle osservazioni e dei commenti "nativi" (spontanei o sollecitati), riferiti ora alla relazione osservativa, ora alle interpretazioni della cultura elaborate dall'osservatore. I commenti offrono nuovo materiale empirico su cui riflettere.
Osservazione descrittiva
La descrizione, di una cultura così come di un qualsiasi altro oggetto, non è semplicemente una faccenda di osservazione e riporto; la descrizione è l'esercizio di una scelta, nella selezione all'interno di un insieme infinito di asserti descrittivi possibili, di un sottoinsieme di asserti rilevanti. L'osservazione della cultura ospite deve pertanto essere preceduta e accompagnata da una riflessione teorica, tesa a rendere espliciti, e dunque comunicabili, i criteri che orientano la selezione degli asserti descrittivi.
Alcuni luoghi di cui una buona descrizione dovrebbe dar conto:
1.lo spazio (caratteristiche geografiche e ambientali ma anche spazio sociale)
2.il tempo (la storia, gli eventi o quantomeno gli aspetti più evidenti)
3.gli attori (numero, profilo e ruolo)
4.le attività principali (identificate sulla base delle dimensioni precedenti)
Osservazione focalizzata
Due percorsi possibili:
-il primo, basato sulla salienza, muove verso l'approfondimento di un tema.
-il secondo, basato sulla sineddoche, è molto più affascinante anche se più rischioso
-> con l'approfondimento di un particolare tema, una metafora viene eletta espressione del tutto.
Osservazione selettiva
Questa forma di osservazione mostra ampi margini di sovrapposizione con l'osservazione naturalistica strutturata, condotta muovendo da una "griglia2 ben definita nei tempi e nei modi.
Gli informatori
E' comune ricorrere a informatori "nativi". Due tipi: istituzionali e non: ruolo che ricoprono nella società ospitante e ragioni della loro ospitalità.
Le note etnografiche
La stesura delle note etnografiche è la ragione d'essere dell'osservatore, a essa è necessario dedicare almeno la stessa quantità di tempo riservata all'osservazione partecipante.
Tre principi generali: distinzione, concretezza e ridondanza.
Le note etnografiche devono essere organizzate in almeno due capitoli distinti: la descrizione della cultura e la descrizione della relazione osservativa.
La descrizione della cultura
Ordine, concretezza, usare un linguaggio vicino all'esperienza quotidiana, ridondanza e non fare eccessivo affidamento sulla propria memoria.
Principio della distinzione:
1.Prender nota del contesto che ha reso possibile l'acquisizione di quei materiali, distinguere in modo ben chiaro il discorso indiretto dal discorso diretto.
2.Nella descrizione di una scena sociale è necessario che tutti gli attori coinvolti siano identificati con il loro nome e con il ruolo che ricoprono. E' bene accompagnare l'ingresso di un nuovo personaggio con una concisa descrizione del suo profilo.
3.Tutte le dimensioni implicite devono essere identificate ed esplicitate.
4.Il resoconto degli eventi ai quali si è assistito in prima persona deve essere distinto dai resoconti ottenuti dagli informatori.
5.Il backtalk devono essere riconoscibili.
6.Le interpretazioni teoriche della cultura in studio devono essere separate dal resoconto descrittivo e facilmente individuabili.
Principio della concretezza: Utilizzare un linguaggio estremamente concreto -> bisogna mettersi nei panni di uno scrittore impegnato nella stesura della scenografia di un film neorealista, che verrà girato da un 'marziano' del tutto ignaro delle abitudini di vita dei terrestri.
Principio della ridondanza: Necessità di descrizioni nelle quali nulla venga dato per scontato. Le note etnografiche devono essere redatte come se alla loro lettura ci si dovesse dedicare solo quindici o vent'anni più tardi, quando il ricordo della propria esperienza di ricerca sarà meno limpido.
La descrizione della relazione osservativa
Fornire un resoconto dettagliato. Perchè la comunità scientifica possa valutare la plausibilità degli asserti formulati nel resoconto etnografico, il ricercatore dovrebbe accompagnare i propri risultati con un resoconto riflessivo sulle condizioni che hanno condotto alla loro produzione, un resoconto che non può ridursi al geertziano "sono stato là". E' necessario prendere nota giorno per giorno con accuratezza e completezza, ma senza badare troppo all'eleganza del testo (saranno infatti da principio opache agli occhi degli altri). E' consigliabile almeno una volta alla settimana leggere, dalla prima all'ultima pagina, le proprie note etnografiche -> queste infatti costituiranno la base empirica su cui poggiano i principali risultati cui lo studio perviene. La ricostruzione dell'equazione personale, del proprio profilo, è indubbiamente l'aspetto più problematico del resoconto riflessivo. Se si riconosce uno specifico punto di vista, non sarà allora difficile per il lettore comprendere la prospettiva dalla quale l'osservatore ha rappresentato la cultura in studio.
L'autore dovrebbe rendere noto: a) il suo orientamento teorico e metodologico
b) il proprio orientamento di valore
c) le principali coordinate emotive della propria esperienza sul campo (v. i diari di Malinowski).
Accanto all'osservazione partecipante: il ricorso ad altre tecniche di osservazione
Il setting di una ricerca etnografica si presta a ospitare, accanto all'osservazione partecipante, altre tecniche di costruzione della documentazione empirica. L'impiego congiunto di più tecniche di ricerca, la loro "triangolazione" può conferire maggiore solidità ai risultati consegnati dall'osservazione partecipante.

4.3 L'analisi della documentazione empirica
E' con l'analisi della documentazione empirica che si realizza il delicato passaggio dai costrutti del prim'ordine, il linguaggio dei "nativi", ai costrutti del second'ordine, il linguaggio, le categorie concettuali della teoria sociologica -> inizia qui il processo di traduzione di una cultura nei termini di un'altra cultura: il processo creativo di (ri)costruzione, combinazione di creatività e rigore; un'arte simile all'architettura. Creatività dunque, ma sottoposta a un insieme di vincoli.
Occorre che la comunità scientifica disponga di tutti gli strumenti necessari per valutare la plausibilità di quella rappresentazione, strumenti forniti dal resoconto riflessivo delle procedure di osservazione e di analisi della documentazione empirica impiegate
Scopi del lavoro di analisi: La messa a punto di una tipologia o di una tassonomia, una buona classificazione dei fenomeni osservati o la definizione di alcuni concetti, solidi dal punto di vista teorico, costituiscono obiettivi più che adeguati. L'analisi comporta l'esercizio della scelta.
Come procedere nell'analisi della documentazione empirica?
La documentazione empirica consegnata all'analisi dal lavoro di osservazione paartecipante è costituita essenzialmente dalle note etnografiche. L'analisi può pertanto essere condotta, includendo qualche grado di quantificazione, ricorrendo agli strumenti, convenzionali e non, della statistica. Su quanto resta, cioè sulla quasi totalità della documentazione empirica, facendo ricorso invece alle procedure di analisi narrativa.
L'analisi narrativa della documentazione empirica
Muove da due semplici operazioni cognitive: lettura e classificazione (crociata o semplice).
Ricorso a strumenti informatici troveranno il loro naturale completamento nella scrittura.

4.4 La comunicazione dei risultati
Il resoconto etnografico
La scrittura del resoconto etnografico porta a compimento l'esperienza di ricerca.
Occorre prestare molta attenzione alla scelta dello stile retorico.
Composizione di un resoconto etnografico in cui l'interpretazione sposata si confronti con le interpretazioni alternative, per le quali si cercherà sostegno nella documentazione empirica e che, rese in questo modo forti, potranno confrontarsi con l'interpretazione proposta contribuendo a delinearne i limiti (in linea allo stile dei dialoghi platonici).
Le buone etnografie mostrano la mano di chi le ha scritte: necessità di un resoconto riflessivo del processo di ricerca. Un compito non particolarmente complicato per chi nella stesura delle note etnografiche, accanto alla descrizione della cultura, ha riservato uno spazio adeguato alla descrizione della relazione osservativa.

Aspetti del rapporto tra etnografo e nativi cui è bene dar conto nella descrizione della relazione osservativa

La negoziazione della ricerca ( L'accesso, guadagnare la fiducia dei "nativi")
L'arruolamento dell'etnografo (relazione tra gli attributi dell'etnografo e la cultura ospitante, tra aspettative e ruolo, tra ruolo ricoperto e sua posizione nel sistema di stratificazione sociale, etc)
Il lavoro sul campo (modulazione della partecipazione, informatori, problemi, reattività, ricorso ad altre tecniche di osservazione, errori, backtalk, sentimenti, serendipity)

Queste informazioni dovrebbero interagire costantemente con l'esposizione dei risultati della ricerca, mostrandone i limiti e i punti di forza. Le diverse voci che abitano la cultura dovrebbero abitare anche il resoconto etnografico, facendo attenzione ad esporre con chiarezza i criteri che presiedono alla selezione dei brani citati e cercando riflettere le differenze linguistiche, di valori, di credenze, di atteggiamento che contraddistinguono la cultura ospite.
5. Il focus group
E' una tecnica di osservazione che si applica su piccoli gruppi, costituiti e animati da un osservatore che sollecita la discussione di un argomento specifico.
Caratteristiche:
Il gruppo, di norma, è un gruppo artificiale di 6-10 persone, costituito ad hoc dal ricercatore per rispondere a una aspecifica esigienza cognitiva.
La discussione è condotta da un moderatore, coadiuvato da un altro osservatore che si occupa principalmente della rilevazione dei comportamenti non verbali e, più in generale, dell'interazione fra i membri del gruppo.
Consente di rilevare gli atteggiamenti, le credenze, gli orientamenti di valore dei membri del gruppo sul tema in studio e con ciò di cogliere le ragioni addotte a sostegno delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori di ognuno.
In alcuni casi consente di osservare il processo che conduce alla formazione di un'opinione sul tema in studio.
Quanto alle opinioni già sedimentate nei partecipanti, consente di valutare la loro stabilità.
Non è un'intervista di gruppo ma una discussione di gruppo sui temi che il moderatore pone all'attenzione dei partecipanti
Si distingue dall'osservazione della discussione che coinvolge un gruppo naturale, in cui è il gruppo a decidere di cosa parlare e come.
Serve alla produzione di documentazione empirica e non già alla costruzione di consenso, obiettivo perseguito da altre tecniche (Delphi e Nominal Group Technique).
L'osservatore porge delle domande e prende nota dell'interazione, linguistica e non.

Si colloca in una posizione intermedia tra intervista discorsiva e osservazione partecipante.
Ambiti in cui può fare meglio:
A)Può sostituire efficacemente l'osservazione partecipante nell'analisi di forme d'interazione sociale cui è difficile accedere quando hanno luogo in un contesto naturale.
B)Rispetto all'intervista discorsiva consente di accedere a una presentazione più chiara delle somiglianze e delle differenze di opinione.
Gli ambiti di applicazione del focus group comprendono, con la ricerca sociale, anche la ricerca di mercato e la ricerca valutativa.
I Temi:
Non hanno limiti, se non quelli dettati da considerazioni etiche (in un focus group non è possibile garantire l'anonimato!) -> escludere temi che risultano particolarmente intrusivi. Ciò impone particolare attenzione nei temi che i più considerano sensibili, ad es: salute e sessualità.
Forme e modi del focus group:
Insieme composito di procedure osservative. Dimensioni:
A)composizione dei gruppi: grado di omogeneità, natura della relazione sociale che lega i partecipanti.
L'omogeneità facilita la discussione;
L'estraneità offre maggiori garanzie di anonimato, facilita l'apertura.
B)forma della conduzione: ruolo ricoperto dal moderatore. Coprono una gamma che va dal gruppo autogestito al gruppo condotto seguendo un percorso ben definito nei tempi e nei modi.
La forma canonica si basa sulla costituzione di gruppi omogenei per esperienza affine, costituiti da persone reciprocamente estranee, guidate da un moderatore, anch'esso estraneo, che esercita un controllo sulla discussione.
Non diversamente dalle altre tecniche di ricerca qualitativa, il focus group si presta a 3 modi d'impiego:
1.Come tecnica autosufficiente.
2.In combinazione con altre tecniche, ma con una funzione di servizio:
a)a servizio di una ric con interviste discorsive può essere impiegato per la messa a punto della traccia che verrà impiegata per le interviste guidate;
b)al servizio di una ricerca etnografica può essere impiegato nelle fasi preliminari per disporre di un quadro d'insieme iniziale o più proficuamente alla fine per ottenere un backtalk;
c)Nell'inchiesta campionaria può essere impiegato nella fase di progettazione dello studio.
3.In un disegno della ricerca multimethod -> La combinazione alla pari con altre tecniche offre tutti i benefici della "triangolazione".

Le 4 FASI della ricerca basata sull'impiego del focus group (in relazione alla forma canonica)
4.1 Il disegno della ricerca
Questa fase richiede particolare attenzione. Sul campo tutto accade in meno di un paio d'ore. E' pertanto indispensabile delineare con sufficiente accuratezza la domanda cognitiva e pianificare nei minimi dettagli la sequenza delle sollecitazioni, degli stimoli con i quali il moderatore dovrà condurre il gruppo.
La progettazione dello studio
Individuazione del profilo del gruppo. Occorre considerere la possibilità che vi siano delle sotto-categorie. Sarà necessario condurre tanti cicli di focus group quante sono le sotto-popolazioni individuate più in alcuni casi arricchire la discussione con focus group misti (es: adolescenti + maschi e femmine).
Studio trasversale o longitudinale
Si prospetta l'alternativa ben codificata nell'ambito dell'inchiesta campionaria, quella tra
inchiesta longitudinale – panel – che consiste nel ripetere l'inchiesta sugli stessi soggetti, a distanza di tempo -> più costosa ma più accurata, e
inchiesta trasversale replicata – repeated cross-selectional survey – si ripete l'inchiesta ma su soggetti differenti.
La composizione dei gruppi: omogeneità e reciproca estraneità
L'estraneità reciproca comporta vantaggi cognitivi ed etici.
L'omogeneità – il cui grado varia in relazione agli obiettivi – facilita la profondità della discussione. Per contro, un gruppo con esperienze diverse, consente il confronto di una più vasta gamma di opinioni.
Due vincoli: che tra i presenti non ci siano marcate differenze nella capacità di verbalizzazione; che non vi siano profonde differenze nell'esperienza legata al tema in discussione.
Alcune semplici regole:
evitare che vi siano nello stesso gruppo persone legate da relazione di dominio e subordinazione
evitare la presenza di persone legate da rapporti di amicizia o reciproca stima, o al contrario da profonda avversione o antipatia
La numerosità del gruppo
Grande quanto basta per consentire la presenza di una gamma sufficientemente ampia di opinioni e sufficientemente piccolo da consentire a ciascuno di esprimere la propria. Da 6 a 10 componenti.
Le persone nel gruppo e il numero dei gruppi
Definire la procedura empirica coincide con la definizione di un piano di campionamento che, nel caso dei focus group, si articola in due stadi: la selezione delle persone, la definizione del numero.
Procedure:
probabilistiche: selezione basata disponendo di una lista di candidati e/o selezione casuale mediante interviste telefoniche -> procedura di estrazione casuale: campione casuale semplice e casuale stratificato. Minimizza i problemi di distorsione ma consegna una lista ben poco proficua.
non probabilistiche: le più diffuse appartengono alla famiglia del
campionamento a scelta ragionata (theoretical sampling): campionamento per quote, campionamento a palla di neve (snow ball sample), individuazione dei casi guidata da indicazioni di testimoni qualificati (nomination), reclutamento in luogo che qualifichi in modo stringente le caratteristiche dei presenti, campionamento di convenienza ovvero campionamento opportunistico (piggyback) e ricorso ad annunci su giornali o riviste -> nel caso di riconoscimento di compenso è meglio far ricorso a incentivi non monetari. Quale che sia il modo, alla dichiarazione di disponibilità non sempre segue l'effettiva partecipazione -> di norma si convocano 2 persone in più del necessario.
Normalmente si segue una particolare accezione del campionamento a scelta ragionata che prevede, in base ai precetti della grunded theory (Glaser e Strauss), che il metodo impiegato sia quello che emerge mano a mano che si procede. Nello specifico, ci guida il principio della "saturazione teorica", cioè si decide di smettere quando un ulteriore incremento ha contributo nullo -> la pratica suggerisce la necessità di condurre almeno 3 focus group per ciascuna categoria rilevante.
Il grado di strutturazione
Definizione dello stile di conduzione -> la scelta è dettata dalla considerazione congiunta della domanda cognitiva e del profilo del gruppo.
1.Forma autogestita: risulta appropriata quando l'intento dello studio è prevalentemente esplorativo. Particolarmente utile per lo studio di alcuni aspetti formali quali l'analisi dei processi di costruzione del consenso, l'osservazione dei metodi, delle strategie retoriche cui gli individui fanno ricoprso per identificare somiglianze e differenze tra le posizioni o per difendere la propria.
2.Forma moderata: risulta più appropriata quando la domanda cognitiva ha una sufficiente specificazione e quando il confronto fra le discussioni è decisivo per l'analisi e l'interpretazione.
All'interno di un medesimo studio è comunque possibile combinare le due forme.
La traccia
La conduzione di focus group moderati prevede le seguenti alternative:
a) stesura di una lista di domande da sottoporre in un determinato ordine al gruppo (è preferibile quando la conduzione del focus group è affidata a moderatori inesperti o esperti ma molto eterogenei fra loro)
b) la messa a punto di una scaletta che raccolga i temi che il gruppo dovrà affrontare, senza prefigurarne né l'ordine né le modalità -> consente una discussione più fluida, ma può creare qualche difficoltà nella comparazione tra i materiali prodotti nei diversi gruppi (moderatore esperto e competente sul tema).
Contenuti e struttura del canovaccio impiegato per guidare la discussione: Le domande, gli stimoli, devono essere definiti con particolare cura. Il gruppo può essere sollecitato, oltre che con domande, anche con immagini, diapositive o brevi filmati. Numero: non più di una dozzina. Brevità, chiarezza e precisione.
Progettazione: Domande di apertura che facilitino l'intervento di tutti i presenti, cuore della traccia dedicato ai temi chiave e chiusura della discussione con la restituzione al gruppo di una sintesi. Sensatezza. La traccia non dovrà tuttavia essere considerata un vincolo, ma potrà essere modificata in base alle necessità. E' opportuno predisporre, assieme alla traccia, un conciso questionario (informazioni generali quali età, titolo di studio, professione..) da somministrare a conclusione del focus group.
Il moderatore
E' necessario che sia percepito come una persona cui si può consegnare la propria esperienza nella convinzione di essere capiti e accettati. Necessaria una conoscenza del tema congruente con lo stile di conduzione prescelta.
Il luogo
Quanto più possibile neutro, facilmente raggiungibile, in cui i partecipanti si sentano a proprio agio, tutto ciò garantendo una registrazione buona.
Distribuzione del gruppo: a semicerchio o a ferro di cavallo. E' opportuno visitare il luogo prima della scelta.
Studio pilota
La progettazione della ricerca si conclude con la conduzione di uno studio pilota con il quale l'impianto dello studio nel suo insieme viene collaudato simulando la discussione progettata con un gruppo di ricercatori esperti, oppure con un gruppo di testimoni qualificati competenti sul tema. A discussione conclusa si chiederà ai presenti di esprimere un giudizio. Le indicazioni verranno impiegate per la messa a punto definitiva della traccia e la definizione delle modalità di conduzione più appropriate

5.2 La costruzione della documentazione empirica
Condurre e osservare
La conduzione del focus group si basa sul lavoro coordinato del moderatore e dell'assistente.
Moderatore: capacità di ascolto, capacità di governare, buona competenza relazionale, capacità di autocontrollo del proprio comportamento verbale. Con il comportamento non verbale, sguardi, postura, cenni del capo, deve saper comunicare interesse, rendendo visibili le opinioni di minoranza perchè possano venire discusse. E' chiamato a seguire, con la necessaria libertà, la traccia della discussione, a improvvisare, a imprimere alla discussione la direzione più promettente.
Assistente: deve prendere nota delle forme d'interazione tra i presenti (giochi di sguardi, cenni d'intesa, gesti di sfida..) Deve coadiuvare il moderatore nella conduzione del gruppo. E' tuttavia necessario che i suoi interventi non scalfiscano l'autorevolezza del moderatore. Gli è inoltre richiesta la gestione dell'apparato di registrazione.
Il focus group si apre con una concisa illustrazione dei temi in discussione, cui segue la presentazione, a opera del moderatore, del gruppo e l'illustrazione delle regole che governeranno la discussione (parlare uno alla volta indicando il nume,..) e ne comunica la durata complessiva (di norma non più di un'ora e mezza).
Registrazione e trascrizione
La discussione deve essere registrata. La videoregistrazione comporta ben pochi vantaggi: può inibire la discussione,e viola l'anonimato dei presenti.
Al termine della discussione è opportuno che il gruppo, moderatore e ricercatore compresi, procedano ad una prima sommaria analisi. A questo scopo è necessario disporre della trascrizione della discussione. L'analisi in progress della documentazione empirica consente di perfezionare la traccia. E' inoltre fondamentale quando la definizione del numero dei gruppi deriva dal ricorso a una procedura di "saturazione teorica".
Concluso il ciclo dei focus group è necessario procedere alla trascrizione integrale, integrando a questi testi le note dell'assistente. E' necessario che di questo, o quantomeno della revisione, se ne occupino il moderatore e l'assistente.
5.2 L'analisi della documentazione empirica
Analisi di ciò di cui discute ciascun gruppo e analisi di quanto ciascun individuo nel gruppo sostiene. La ricostruzione delle discussioni riguarda: le posizioni e le modalità nelle quali la discussione si è sviluppata, nonché il tono emotivo, i modelli argomentativi adottati al profilarsi di aree di consenso/dissenso.
-> importante prendere nota della gamma di opinioni per procedere poi a un confronto tra i diversi gruppi. E' necessario associare le opinioni con le caratteristiche sociali e culturali delle persone che le hanno espresse (-> da qui la necessità di sottoporre un conciso questionario).
L'analisi di questi materiali ricalca, sotto molti punti di vista, quella comunemente sviluppata per le interviste discorsive: inscrivere i materiali all'interno di una cornice teorica. L'articolazione del quadro procede in parallelo alla lettura metodica delle trascrizioni dei focus group, legate l'una all'altra da una relazione circolare.
Nell'analisi di questi materiali sembrano prevalere le procedure informali che chiamano in causa innanzitutto la competenza teorica del ricercatore. Un importante contributo è fornito dallo strumento weberiano dell'idealtipo (v. 3.3. 4). Se i focus group consegnano materiali narrativi (v. 3.3.3).
5.4 La comunicazione dei risultati
1)Un dettagliato resoconto riflessivo delle procedure di ricerca adottate.
E' indispensabile precisare nel resoconto metodologico quale particolare declinazione di focus group è stata impiegata, fornendo tutti i dettagli del disegno adottato. Illustrazione del piano di campionamento e ragioni che rendono la documentazione empirica raccolta appropriata alle finalità dello studio.
Delineare i margini di errore attraverso il resoconto riflessivo del processo di costruzione della documentazione empirica.
2)L'esposizione dello schema teorico che dà forma ai principali risultati dello studio.
Il testo potrà essere composto combinando le interpretazioni del ricercatore con i frammenti più eloquenti delle di discussioni. Al resoconton può essere opportuno allegare la trascrizione completa delle discussioni, raccolta in un cd-rom o depositata in un sito internet. Questo impone una speciale autodisciplina nella costruzione delle proprie interpretazioni, per migliorarne la qualità.

1 commento:

cooksappe ha detto...

complicato!

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